Foto di Nicola Carruozzo

COLONIA     FRANCOPROVENZALE  

Di fronte al Monte San Vito , su di una rocciosa montagna alta 735 metri , circondata da altre di non minore importanza e da vallate che le fanno  da bella corona, sorge CELLE DI SAN VITO.

E’ il più piccolo e grazioso paese della provincia di Foggia e della Capitanata e fa parte della Comunità Montana del Subappenino Dauno Meridionale.

Il paesello è tra il sorriso dei fiori profumati e il verde dei ricchi frutteti; gode inoltre di un’aria salubre e le sue fonti sono limpide e fresche da rendere piacevole e riposante il soggiorno.

Da qui si possono dominare i poetici valloni, la piana del Tavoliere e, nelle giornate prive di foschia, ogni tanto, anche i monti del Gargano.

Il clima è quello tipico appenninico con inverni freddi ed estati fresche.

La neve è di casa e spesso crea difficoltà  e che a volte sembra d'essere catapultato  

in  un era già passata,quella  dei nostri antenati che non conoscevano né luce 

e né riscaldamento e altre comodità  per  sopravvivere.

Queste sono le condizioni che gli abitanti di  Celle  si  trovano a vivere. 

La neve arriva  a toccare livelli che è impossibile immaginare e se anche crea 

qualche difficoltà,è bella da osservare perché non toccata e sporcata da 

chicchessia : brilla come  tanti  diamanti sparsi nel verde  e le vallate, sotto

 i raggi del sole. I  venti predominanti  sono la Bora che spira da Nord,

fredda e pungente e lo scirocco (Favùgne) meglio conosciuto come Favonio,

proveniente da Sud a volte caldo e a volteumido, e causa dei gravi danni

soprattutto all'agricoltura che è l'attività predominante del paese.

 

A CELLE SAN VITO

Muraglione con archi a tutto sesto
come un dito puntato verso il cielo;
due camini fumanti all'imbrunire
ammannati di sogni e d'infinito;
un miscuglio di tinte colorate,
impastate su enorme tavolozza
colma d'abeti, d'olmi, di ginestre,
di acque fresche e limpidi ruscelli,
di cento bocche schiuse mestamente
in un sorriso timido e gentile:
        sei tutta qui, o Celle di San Vito,,
        piccola e grande come in tutti i tempi,
        sempre pronta a donare
        ad ospitare ad amare.
So che fosti Mutatio di Aquilone,
un'umile stazione di viandanti,
sulla Via Traiana Imperiale,
poi bosco sacro intestato a Caracalla,
che devi il tuo nome di martire cristiano
all'ordine dei frati occidentali
del gran San Benedetto,
che desti asilo a eretici valdesi,
ad angioini e a franco - provenzali
che ti donaron molto:
un idioma speciale per parlare
senza che altri intenda ciò che dici,
duecento occhi lucidi di pianto
ammorbiditi, spesso,
dalla Romana santa Inquisizione
con roghi ardenti, carceri, tormenti
e lunghe processioni per recare
nel freddo acuto della notte nera,
il viatico ai morenti
che, dietro le finestre inghirlandate
di gerani e dopo tanti stenti,
esalavano l'ultimo respiro.
Così t'aveva ridotta
nel nome del Signore,
o Celle San Vito,
il troiano Felice Siliceo,
un pio monsignore
che tutto pien di zelo
in fin del cinquecento
solea purgar le colpe dei Cellesi
nonchè dei Faetani......
Troiano anch'io or qui ti chiedo scusa.
Ora, lucente, in cima all'Aquilone,
doni a chiunque la serenità
fai del perdon la tua vendetta:
e quel sorriso timido e gentile
lo offri sempre a tutti,
con gran sincerità!
 
Vincenzo Bambacigno (11/87)

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